Ultimamente sono stato coinvolto in numerose iniziative sul BIM, segno che la metodologia ormai è matura e discretamente radicalizzata nel territorio. Allo stesso tempo però ho notato, con mio disappunto, la diffusione di corsi sempre più economici e leggeri, basati su contenuti poveri e docenti improvvisati.
Una sera, rientrando dopo una delle tante giornate formative svolte in un’azienda, l’immagine di un cantiere mi ha colpito particolarmente e mi ha fatto pensare che un percorso formativo, così come un cantiere, dovrebbe essere affidato a personale capace e con esperienza consolidata, in grado di portarlo a termine nei tempi e nei costi indicati, cosi come il bim prevede, garantendo quindi il raggiungimento dell’obiettivo del percorso stesso, che a mio avviso non deve essere quello del FARE (imparare a memoria una serie di comandi e funzioni del software) ma CAPIRE (ovvero imparare a utilizzare la tecnologia, nel modo in cui serve all’utente).
In questa similitudine il Formatore, potrebbe rappresentare un direttore lavori che coordina e dirige l’intero cantiere, con l’unico fine quello di costruire bene, in sicurezza e senza troppi intoppi (costi).
Quando sono in un ‘azienda per iniziare questi percorsi, cerco sempre di analizzare il work- flow lavorativo del cliente, dialogando con loro, introduco la metodologia bim smontandola e rimontandola sulla base delle loro esigenze al fine di raggiungere il miglior obiettivo, ovvero imparare ad utilizzare tecnologia e metodologia per quei determinati processi che sono sempre unici.
Se pensiamo ad un progetto che normalmente può essere basato su alcune fasi cruciali, come:
Progettazione preliminare
Progettazione definitiva – esecutiva
As built
Un percorso formativo dovrebbe seguire queste fasi e quindi iniziare con l’analisi della tecnologia (interfaccia, browser, concetti famiglie, parametri), lo studio degli standard aziendali per tracciare un metodo formativo adeguato (scelta dei componenti bim da studiare con livelli di profondità specifici).
Dopo una prima parte preliminare, si passerebbe alla seconda fase, ovvero definitiva, capendo come trasformare un file preliminare in definitivo, attraverso l’uso di famiglie appositamente preparate, riducendo cosi ulteriormente i tempi e gli errori dell’editing di progetto.
Arrivati a questo punto la parte esecutiva dovrebbe essere costituita dai dettagli, dalle tabelle di computo, dagli oggetti di annotazione per completare il progetto, grazie all’utilizzo ancora una volta di famiglie specificatamente create sulla base degli standard aziendali.
Non resterebbe altro che editare al meglio il progetto, attraverso la conoscenza dei modelli di vista, dei filtri, varie tipologie di parametro e famiglie di cartigli.
Mi riesce difficile pensare che tutto ciò sia realizzabile in corsi di 20/30 ore, scegliendo docenti che costino poco, e quindi di conseguenza poco attenti ad un certo tipo di dinamiche, legate non solo ai progetti stessi, ma anche alle dinamiche della formazione e del relazionarsi con un gruppo di utenti.
Capisco, per molti possa essere il momento di monetizzare un bisogno altrui, ma a mio parere soprattutto in campo formativo andrebbero selezionati attentamente i fornitori di servizi, visto che si va ad acquistare una consulenza che dovrebbe migliorare il workflow aziendale, e non essere fatta tanto per ottenere crediti o una certificazione ad oggi ancora senza valore.
Il mio obiettivo è sempre quello di trasmette tutta la passione che ho per questo tipo di metodologia, che prevede, capacità di analizzare e risolvere i problemi, ordine mentale e pratico, rispetto delle regole e dedizione, Sempre.
La soddisfazione è praticamente certa e ripaga sempre degli enormi sforzi a cui mi sottopongo per interagire al meglio con tutto il team sottoposto a formazione.
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