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L’approccio al BIM di Geoplast Spa

Francesco Guidetti

Francesco Guiddetti
Chief Engineering

ci introduce Geoplast Spa e come hanno utilizzato il BIM per i loro progetti

Breve presentazione aziendale

Geoplast S.p.A. è una azienda del Padovano che da decenni ricicla materie plastiche da cui ricava sistemi costruttivi innovativi per il mondo delle costruzioni. Lo spettro di applicazione di tali tecnologie è ampio: si va dai famosissimi casseri per pavimenti ventilati fino a sistemi di recupero e trattamento delle acque piovane, passando per piastre alleggerite, casseformi in tecnopolimero e sistemi per tetti vegetalizzati.

Come vi siete avvicinati al BIM?

Ho iniziato a lavorare con il BIM nel 2012, nella azienda in cui lavoravo in precedenza, perché avevamo necessità di avere un sistema più evoluto per redigere progetti di calcestruzzo armato. Quando sono arrivato in Geoplast e mi sono reso conto della funzione dell’ufficio tecnico nei confronti delle esigenze del reparto commerciale e produttivo, mi è stato abbastanza chiaro delle potenzialità di un software BIM. Negli ultimi due anni, inoltre, i clienti hanno iniziato a chiedere se fossimo in grado di sviluppare i nostri servizi in BIM, per cui la necessità a iniziato a essere più impellente

 

Qual’è stata la vostra strategia?

Inizialmente abbiamo semplicemente creato delle famiglie Revit principalmente come strumento di marketing. Successivamente ci siamo affidati a BIM idea e il suo staff, che hanno avuto il merito di mettere a fuoco alcuni concetti chiave su un tema cui già stavo riflettendo: come deve essere fatto un oggetto BIM affinché sia veramente utile a un progettista.

Nella maggior parte dei casi si associa all’idea di oggetto BIM un modello tridimensionale molto realistico che viene inserito in un progetto. In realtà quello che interessa maggiormente ai progettisti e imprese di costruzione è il controllo delle quantità, da cui poi deriva anche lo studio dei tempi e metodi. Motivo per cui, insieme a BIM idea ci siamo orientati su questo versante.

Abbiamo iniziato con un percorso formativo adeguato al nostro team, per consentire a tutti di comprendere la metodologia e i suoi campi di applicazione, e il software Revit che abbiamo scelto di utilizzare.

Durante tutto il percorso formativo, sono emerse criticità ed analisi, che una volta affrontate, sono diventate le basi solide per il successivo sviluppo delle famiglie Revit con una filosofia differente, ossia per uso interno e per un miglioramento del processo produttivo inteso come supporto tecnico al commerciale.

L’utilizzo di famiglie 2d altamente parametriche per gestire la distribuzione dei moduli. Grazie ai parametri sopra riportati, i disegni e i computi sono coerenti e sempre aggiornati

Cosa vuol dire approcciare al BIM?

Utilizzare il BIM significa prima di tutto cambiare completamente il modo di lavorare: di fatto il BIM è un database, motivo per cui tutto il flusso di lavoro e gli strumenti di disegno devono essere strutturati in funzione delle informazioni che poi si vogliono estrarre dal modello.

Pianificazione e progettazione sono due concetti importanti quando si cerca un’ importante Innovazione.

Come è noto l’inerzia al cambiamento fa parte dell’essere umano, senza contare che la velocità di lavoro e capacità di dare risposte richiesta dal nostro mondo del lavoro è tale per cui il tempo che rimane da dedicare a simili attività è ridottissimo, e questo credo sia il vero punto debole dei nostri tempi: non dedichiamo molto tempo a pensare.

Una volta superato questo scoglio i vantaggi sono stati palesi: disegnando in modo del tutto analogo al classico Autocad si genera un modello 3d digitale, da cui si possono ricavare in automatico tutte le viste di disegno e le relative annotazioni che si aggiornano da automaticamente in caso di modifiche, si possono realizzare ottimi rendering e video emozionali, senza contare il fatto che si possono estrarre report di tutti i tipi grazie all’interrogazione in real time del modello digitale.

Vuole raccontarci di un progetto, un caso concreto a cui state lavorando in BIM?

Il prodotto più complesso che abbiamo a catalogo è quello delle casseforme in tecnopolimero. Si tratta di pannelli modulari in ABS di varie misure con le quali si casseranno setti e pilastri. Tali pannelli sono poi abbinati a una serie di accessori che vengono composti in maniera sempre diversa a seconda della geometria da realizzare. L’esigenza è quindi quella di avere delle famiglie di oggetti che siano sensibili e si adattino ai vari spessori di muro e al tempo stesso che permettano di inserire o togliere i vari accessori che a loro volta hanno misure diverse, quindi devono poter essere intercambiabili. Il risultato finale è una serie di famiglie parametriche e nidificate con cui viene composta la pannellatura e da cui infine viene estratta una distinta materiale automatica

Poche famiglie ben progettate, possono sviluppare fino a circa 60 situazioni diverse.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?

Personalmente ritengo che per il mondo delle costruzioni Autocad sia destinato a scomparire o quasi. Lavorando all’estero ho notato un forte incremento di progetti redatti con la metodologia BIM, mentre in Italia ho notato da poco e in particolari progetti questa innovazione. Credo che pesi il fatto che il BIM comporti un investimento iniziale molto oneroso sia in termini di acquisto che di tempo di organizzazione e siccome abbiamo un tessuto fatto da tantissimi piccoli studi, questi ultimi fanno fatica a vedere il ROI, per cui secondo me frenano il processo di diffusione. Tuttavia è solo questione di tempo.

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