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L’approccio al BIM di Nexor Medical Lab System

Stefano Agostinelli
Ceo Nexor-Medical Lab System

ci introduce Nexor Medical Lab systema e come hanno utilizzato il BIM per i loro progetti

Breve presentazione aziendale

MEDICAL LAB SYSTEM e la sua unità internazionale NEXOR MEDICAL sono dinamiche società attive sia nell’ambito della realizzazione “chiavi in mano” sia di strutture sanitarie mediante l’utilizzo e l’ingegnerizzazione di elementi prefabbricati sia nella produzione e commercializzazione di dispositivi medicali.
La prefabbricazione è il sistema costruttivo basato sulla realizzazione industriale in serie di elementi da assemblare direttamente in loco. Così facendo non si limita la libertà dei progettisti e si ottiene il risultato estetico ottimale per il cliente finale. In campo sanitario e ospedaliero la prefabbricazione modulare è diventata ormai lo standard costruttivo nelle aree sanitarie critiche e ad alta complessità. Si tratta di sale operatorie, rianimazioni, terapie intensive. Sono ambiti ove i requisiti di flessibilità, adattabilità alle nuove tecnologie, manutenibilità e igienicità sono ritenuti canoni imprescindibili e irrinunciabili per definire e ottenere un progetto di qualità.
In tale scenario, il team di MEDICAL LAB mette a disposizione dei suoi clienti una triennale capacità di innovare senza porre limiti alla libertà di ideazione e creazione di strutture sanitarie ad alto contenuto tecnologico, funzionale e estetico.

Sinergicamente al business legato alla sviluppo dei progetti chiavi in mano avviene la produzione, concentrata interamente in Germania, dei prodotti medicali quali Lampade scialitiche e unità pensili.
Prodotti unici nel loro genere ai quali viene riconosciuto il pregio di accumunare le tecnologia di ultima generazione all’interno di un prodotto di alta qualità costruttiva.
Attualmente i prodotti di MEDICAL LAB e NEXOR sono distribuiti in oltre 30 paesi nel mondo.

Come vi siete avvicinati al BIM?

Il BIM consente al cliente la totale la libertà nella modulazione degli spazi, assolutamente senza vincoli.  Nel nostro processo creativo e realizzativo si sentiva forte l’esigenza di uno strumento che consentisse di poter:

–rapidamente visualizzare in forma tridimensionale gli spazi oggetto di progettazione affinché le decisioni dei differenti stakeholders potessero essere prese con maggiore coscienza e rapidità

-modificare in maniera efficiente i documenti in fase progettuale secondo le mutevoli necessità del progettista

–gestire le interferenze e le varianti in corso d’opera mantenendo, in tempo reale, il controllo dell’impatto delle modifiche rispetto al ciclo di produzione dei singoli elementi

Non da ultimo l’avvento del COVID e le limitazioni nella possibilità degli spostamenti internazionali hanno visto Medical Lab sempre più coinvolta nel dare aiuto, da remoto, ai suoi distributori. In tale situazione era impellente la necessità di creare una documentazione a supporto dei distributori che mostrasse loro passo per passo le differenti sequenze e modalità di istallazione.

Qual’è stata la vostra strategia?

Da principio in Medical lab eravamo indirizzati verso l’utilizzo di un software incentrato sulla definizione dei singoli elementi di produzione, ma in breve tempo ci siamo accorti che tali strumenti hanno per loro natura un focus rivolto al ciclo produttivo interno.

Noi volevamo assolutamente mettere il cliente al centro, il cliente inteso sia come progettista sia come utilizzatore finale. In tale senso Autodesk Revit ci è sembrato il prodotto più idoneo a tali esigenze anche per la sua possibile futura integrazione con prodotti manifatturieri come Autodesk Inventor che nel tempo potremo integrare.

Da subito ci siamo resi conto della necessità di individuare un soggetto terzo che, partendo dalla sua approfondita conoscenza del software, ci potesse formare e soprattutto guidare nel set-up dello strumento sulla base dell’output da noi atteso. BIM Idea e il suo staff, hanno avuto il merito di mettere a fuoco i concetti chiave su un tema per noi fondamentale: sviluppare le famiglie di prodotti MEDICAL LAB | NEXOR. I nostri prodotti sono ora veramente utili a un progettista, interfacciabili con il ciclo produttivo degli stessi elementi e impiegabili nelle fasi di istallazione on site.

Cosa vuol dire approcciare al BIM?

Voglia di mettersi in gioco e rivedere la propria routine lavorativa!

Direi che questo deve essere lo spirito che deve guidare l’introduzione del BIM in azienda. In MEDICAL LAB | NEXOR ha sicuramente aiutato ad abbattere le iniziali reticenze il contemporaneo inserimento sia di software che di nuovi tecnici  in costante collaborazione con i consulenti esterni di BIM Idea.

Il team coeso e sinergico e la calendarizzazione di una road map condivisa sono gli strumenti che hanno permesso di raggiungere l’obiettivo del passaggio dalla progettazione bidimensionale a quella tridimensionale in pochi mesi e con successo.

Vuole raccontarci di un progetto, un caso concreto a cui state lavorando in bim?

Più che di un progetto specifico tra i vari che stiamo sviluppando, il lavoro sin qui svolto in bim ci ha supportato fortemente nella definizione di tutta una serie di strumenti necessari ad aumentare la collaborazione da remoto con i nostri partner.

In particolare, abbiamo investito molto tempo e risorse affinché le famiglie dei nostri prodotti venissero implementate tenendo conto anche della sequenza di montaggio a cui sono soggette. Questo ci permette di inviare ai nostri clienti e loro team di istallatori progetti dinamici che rappresentano in dettaglio le diverse attività da svolgere per poter portare a compimento il loro progetto. In un periodo di restrizioni come quello attuale tale aspetto si è rivelato indispensabile al compimento di varie istallazioni fino a prima difficilmente implementabili nelle medesime circostanze.

Quali sono secondo lei le prospettive future del BIM in Italia?

Tutti noi interagiamo nello spazio che ci circonda in maniera tridimensionale, pensiamo e viviamo in questa modalità, ne siamo parte. In tale senso ogni soggetto ha una sua personale percezione e sensazione rispetto allo spazio che lo circonda.

Il progettista è colui che deve tradurre tali desideri, sensazioni in spazi ed oggetti, deve far sì che quelle aspettative si possano realizzare. In tale senso la disponibilità di tecnologia sempre più semplice e fruibile fa sì che il cliente sempre più voglia essere partecipe, in qualche modo artefice del processo ideativo.

Nell’ambito sanitario ancor più vediamo crescere, da tempo all’estero, ma sempre più anche in Italia, una partecipazione collegiale alla progettazione degli spazi sanitari. Progettista a fianco della direzione sanitaria ma anche dei medici ed operatori e non da ultimo dei manutentori.

Credo che l’edificio diventerà sempre più il frutto di un “processo industriale” i cui singoli elementi sono tracciati dalla fase di ideazione, alla produzione e per tutta la vita dell’edificio. Per raggiungere tale scopo la tecnologia BIM si evolverà andando ad integrare in un unico flusso tutti i processi.

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